mercoledì 6 febbraio 2008

W le tette

Un omaggio va dato, anche se capisco che questa non è bellezza.. però un puro divertimento dato dall'eccesso è, almeno per 4 chiacchiere e risate, più che consentito... del resto questa studia sulle proprie tette! ...ahahahahahha





e questa invece le usa proprio da aiuto-cuscino

Scommetto che riuscite a leggere Google lo stesso....





Infine però un omaggio va a quelle che più rispondono a madre natura, quelle che al tatto rilasciano il marchio DOC







Sempre e comunque ... W le tette!

domenica 3 febbraio 2008

Into the wild - Nelle terra selvagge

Molto bello... vi consiglio di vederlo.

Alcune cose potrebbero non tornare e lasciano aperte delle contraddizioni ma la trama è davvero bella. L'esplosione libertaria è il filo conduttore, la mancanza di costrizioni e tessere di appartenenza. E' quello che ognuno di noi in fondo vuole (o meglio dovrebbe volere). Ci sono mille "però" e "ma". Noi ci fermiamo ai "però" e ai "ma" di turno mentre il nostro protagonista si fa più coraggioso e viaggia sparato come una scimmia verso la luna. Facciamogli allora un in bocca al lupo. Noi siamo quì a spinger più in là compromessi, lui è partito... ha fatto bene o ha fatto male... boh! abbiamo buone ragioni per rispondere in un modo o in un altro, ma sicuramente una cosa non possiamo negare... non è forse la partenza verso l'ignoto l'emozione più forte? Immaginatevi quando, ad esempio, nel '500 marinai partivano verso terre lontane... solcavano oceani e onde navigando verso l'ignoto... noi oggi ci sentiamo frizzanti dopo aver fatto un'impennata...ahahahahahah
Che abbia fatto bene o male va tutta la nostra più grande stima verso un viaggiatore che, allergico alla maleodorante mediocrità moderna, ha preferito chiudere nel cassetto ogni comodità e viaggiare verso nuovi orizzonti, cercando di comprendere un po' meglio sé stesso e la natura che lo circonda nel mondo che lo ha partorito... una libertà senza compromessi... utopica forse, senza dubbio maledettamente affascinante...

P.S. Fa riflettere molto la frase finale sulla felicità che scrive tra le righe di un libro.

mercoledì 30 gennaio 2008

Fight Club This is your life Lyrics

And you open the door and you step inside
Where inside our hearts

Now imagine that your pain is a white ball of healing light
That's right-your pain, the pain itself is a white ball of healing light

I don't think so

This is your life Good to the last drop
It doesn't get any better than this
This is your life and its ending one minute at a time
This isn't a seminar This isn't a weekend retreat
Where you are now You can't even imagine what the bottom will be like
Only after disaster can we be resurrected
Its only after you've lost everything that you are free to do anything
Nothing is static Everything is evolving
Everything is falling apart

This is your life(4)
It doesn't get any better than this
This is your life(4)
And its ending one minute at a time

You are not a beautiful and unique snowflake
You are the same decaying organic matter as everything else
We are all part of the same compost heap
We are the all singing, all dancing crap of the world

You are not your bank account
You are not the clothes you wear
You are not the contents of your wallet
You are not your bowel cancer

You are not your grand latte
You are not the car you drive
You are not your fucking khakis

You have to give up
You have to give up
You have to realise that someday you will die
Until you know that, you are useless

I say never let me be complete
I say may I never be content
I say deliver me from Swedish furniture
I say deliver me from clever art
I say deliver me from clear skin and perfect teeth
I say you have to give up
I say evolve, and let the chips fall where they may

This is your life(4)
Doesn't get any better than this
This is your life(4)
And its ending one minute at a time

You have to give up
You have to give up

I want you to hit me as hard as you can(2)
Welcome to Fight Club
If this is your first night, you have to fight


Benvenuti nel Fight Club... se questa è la vostra prima notte, dovete combattere...
siete la danzante e canticchiante merda del mondo, non siete altro che un fottuto e decadente composto organico come ogni altra cosa... ahimè non siete speciali, siete senza scopo...
non siete la macchina che guidate, non siete i vestiti che portate, non siete la tessera di un fottuto club, non siete un progetto divino, siete un ammasso biologico che presto inizierà a decomporsi, o meglio, lo sta facendo...un secondo alla volta... un secondo alla volta...
Siete un concentrato di idee impacchettate, siete energia pura che si fa guidare, siete un recipiente ben impacchettato di istruzioni, siete l'offerta del giorno, siete un animale domestico, o meglio, un animale ammansito...
Io dico, non lasciatevi imbrigliare, non lasciatevi definire, non lasciatevi ammansire... siamo l'esplosione più grande che possa mai pensarsi, siamo l'eruzione della vita e l'apocalisse delle emozioni...solamente potendo gustosamente odiare possiamo capire cosa davvero amiamo... non siamo il logo che da qualche parte è stampato sui nostri vestiti, non ce ne frega un cazzo di quello che ci dice la televisione, siamo allergici ad ogni catena...
E' la nostra vita... e sta finendo un secondo alla volta... io dico, liberatevi di tutto ciò che possedete... quello che possedete vi possiede... è tutto ciò impossibile? forse lo è... ma è solo dopo aver perso tutto che si è davvero liberi di fare qualsiasi cosa... o forse potremmo dire che quando davvero non si tiene a nulla siamo liberi di fare qualsiasi cosa...
Limitare le nostre emozioni e i nostri desideri? se volete fatelo... la nostra vita sta finendo... un secondo alla volta . . .
Siamo la canticchiante e danzante merda del mondo . . .

sabato 26 gennaio 2008

Federico Aldrovandi: un'altra strana storia

Vi riporto quanto scritto su reti invisibili (c'è il link sulla colonna a destra).

Federico Aldrovandi
La polizia: "E' morto di overdose". I testimoni: "No, lo hanno pestato loro"
Checchino Antonini
Fonte: Liberazione 12 gennaio 2006
13 gennaio 2006
Un diciottenne muore a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato dalla polizia dalle parti dell'Ippodromo. I giornali locali, a caldo, scrivono di un malore fatale, sembrano alludere a un'overdose. Ma subito saltano fuori particolari inquietanti e contraddizioni. La versione suggerita dalla questura fa a pugni con la relazione di servizio della squadra mobile. E chiunque vedrà il corpo del giovane non riuscirà più a credere a una sola parola della versione ufficiale.Quello che stiamo per raccontare è successo all'alba del 25 settembre. Una domenica mattina. Ma la vicenda ha oltrepassato da pochissimi giorni le mura della città. Da quando la madre del ragazzo, dopo mesi di inutile attesa della relazione medica, ha deciso di aprire un blog e raccontare i propri dubbi.Federico Aldrovandi aveva 18 anni, li aveva compiuti il 17 luglio. Viveva a Ferrara, periferia sud, zona di Via Bologna, avrebbe preso la patente la settimana successiva, studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze. Era un salutista, leggeva le etichette di quello che mangiava. E il sabato sera, con gli amici, andava spesso a Bologna: è lì che ci sono locali, concerti, centri sociali. Così era successo anche quella volta. Erano stati al Link, il concerto reggae era saltato ma la serata era filata via tranquilla. E' vero, Federico aveva preso qualcosa: uno "sniffo" di roba esilarante (una smart drug, naturale e non proibita) più un "francobollo" di Lsd. Nel suo sangue sono state trovate tracce di oppiacei e chetamina, poca roba, però. Nulla che giustificasse un'overdose o un comportamento aggressivo. E poi lui non era proprio un tipo aggressivo. La madre, gli amici, il parroco del quartiere, nessuno lo descrive come è stato descritto dalle veline di Via Ercole I D'Este, dove sta la polizia, e dalle dichiarazioni alla stampa. Erano appena passate le 5 quando il gruppo, tornato a Ferrara, si separa da Federico che decide di fare l'ultimo tratto a piedi, per rilassarsi, è ancora estate, si cammina volentieri. Andrea, Michi, "Burro" e gli altri non lo avrebbero rivisto più.A questo punto comincia la versione della polizia. Il "contatto" avviene alle 5.47. Una volante sarebbe stata avvertita da una donna abitante in Via Ippodromo, preoccupata dalla presenza di un ragazzo che, forse, camminava in modo strano, forse cantando. Magari farneticava pure, come diranno gli agenti che dicono di averlo fermato e qualche minuto dopo, alle 6.10, avrebbero chiamato il 118.Otto minuti dopo l'ambulanza lo trova già morto, a terra, con le manette ai polsi, a un passo dal cancello del galoppatoio. Non ci sono i margini per la rianimazione. Qualcosa o qualcuno ha causato l'arresto respiratorio che poi ha bloccato per sempre il cuore del ragazzo che camminava da solo, disarmato, che era incensurato, non stava compiendo alcun reato quella mattina e non aveva mai fatto male a nessuno.La strada verrà bloccata per più di cinque ore. Nel quartiere si sparge la voce che è morto un albanese, oppure un drogato. O un drogato albanese.A casa di Federico, alle 8 ci si accorge che il letto è vuoto. Il cellulare squilla invano quando sul display si illumina la parola "mamma". Pochi minuti dopo, quando è il padre a chiamare (ma sul telefonino è memorizzato col nome, Lino), una voce imperiosa intima di qualificarsi e spiega che stanno facendo accertamenti su un cellulare "trovato per strada". Solo verso le 11 si presenta una pattuglia a casa Aldrovandi e annuncia il fatto con poche, pochissime, parole. Lo zio paterno, Franco, 42 anni, infermiere, parte per l'obitorio. In macchina gli spiegano: "Ha preso qualcosa che gli ha fatto male". Ma il viso sfigurato, il sangue alla bocca e un'ecchimosi all'occhio destro fanno venire troppi dubbi. Poi si saprà di due ferite lacero-contuse dietro la testa, dello scroto schiacciato e di due petecchie - due lividi da compressione - sul collo. "Era una furia", ripetono gli agenti e i funzionari accennando a un comportamento autolesionistico del ragazzo. Dicono che avrebbe sbattuto la testa al muro ma non si troveranno mai tracce di cemento sul viso, né di sangue sui muri vicini. Lo zio e gli amici le cercheranno per giorni intorno alla pozza di sangue davanti all'ippodromo dove "Burro" lascia una poesia dedicata all'amico ma la polizia, così dicono i vicini di casa, gliela farà sparire pochi minuti dopo. Dicono anche, in questura, che sarebbe stato abbandonato dai suoi amici che, invece, respingono decisamente l'accusa. La felpa e il giubbino di quella sera, restituiti alla famiglia, sono intrisi di sangue. Il mattinale domenicale della questura spara subito la tesi del "malore fatale". Le indagini partono dal medico di famiglia a cui verranno chieste notizie sul "drogato", lo stesso si cercherà di fare con i compagni di Federico, convocati dalla narcotici e dalla mobile e torchiati con domande da film di serie B: "Lo sappiamo che siete tutti drogati, diteci dove comprate la roba". Anche a loro la solita versione: Federico sarebbe stato trovato su una panchina, ucciso da uno "schioppone", ossia da un malore. Ma il giorno dopo un giornale azzarda dei dubbi. La questura riesce a far calare il silenzio, chiede (e ottiene) di pubblicare sotto gli articoli sulla vicenda la storia di una maga condannata per calunnia alla polizia. E, stranamente, le indagini d'ufficio vengono assegnate dal pm proprio alla polizia. Vengono convocati i genitori, senza avvocato, per sentirsi ripetere la versione dell'overdose, della gioventù bruciata ecc... Il procuratore capo dirà perentorio che la morte non è stata causata dalle percosse anticipando l'esito di una autopsia, allora appena disposta, e non ancora resa nota. Anzi, per la quale è stata chiesta un'ennesima proroga.La perizia tossicologica, però, smentisce la polizia. Dovrà essere l'autopsia a chiarire le circostanze. Il rapporto delle volanti svela che quattro agenti sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso: due sono usciti con una prognosi di sette giorni, gli altri addirittura di 20. Ma nessuno s'è fatto ricoverare. E' forse il primo caso nella storia della ps, di poliziotti aggrediti che non lo sbandierano ai quattro venti. Perché? Perché non ammettere la colluttazione? Federico si sarebbe difeso o ha aggredito? Perché usare le manette quando esistono procedure precise per sedare persone con funzioni respiratorie compromesse dall'uso di sostanze? Ci sono pure manganelli in questa storia. Uno addirittura s'è rotto quella mattina, probabilmente sulla schiena, sulle gambe e sul viso del ragazzo. I segni fanno pensare che fosse impugnato al rovescio. Il sangue sul vialetto e sui vestiti fa pensare che le botte sarebbero iniziate a piovere prima del luogo della morte. Forse lo inseguivano, forse urlava mentre fuggiva. Forse è per questo che sono stati chiamati i rinforzi: un'altra volante e una gazzella. "E' una calunnia inopportuna e gratuita. Non è neppure ipotizzabile che sia morto per le percosse - dice ancora a "Liberazione" Elio Graziano, questore di Ferrara - è stata una disgrazia, una vicenda penosissima, era in stato di esagitazione. Quando i "nostri" lo fermarono morì, ritengo per gli effetti delle sostanze. E poi ci sono i testimoni...". Già, i testimoni: quelli che si sentono in giro sono resoconti vaghi ed evasivi di persone che avrebbero sentito solo urla e sgommate. Ma Ferrara è una città piccola, tutti sanno tutto. Qualcuno ha visto Federico immobilizzato, a terra, col ginocchio di un agente puntato sulla schiena e un manganello sotto la gola mentre l'altra mano del tutore dell'ordine gli tirava i capelli. Il ragazzo sussultava, faceva salti di mezzo metro. A fianco a lui, una poliziotta si sarebbe vantata: "L'ho tirato giù io, 'sto stronzo!". Così avrebbe riferito un testimone, ragazzo sveglio e vivace, si dice, probabilmente immigrato, ma stranamente sparito di fretta dalla città. Anche sua madre ha visto tutto e non solo lei. Gli Aldrovandi sperano che il clamore della notizia su questo e altri giornali faccia tornare la memoria a qualcuno.Nei corridoi della questura, la vicenda viene minimizzata ma il blog della signora Patrizia sta seminando preoccupazione e nervosismo. Si lascia trapelare a mezza voce che il ragazzo fosse un tossico e la sua una famiglia "problematica" seguita da un "prete di frontiera". Pare che anche un carabiniere della gazzella abbia esclamato alla vista del corpo: "Ecco il solito coglione di don Bedin!".Domenico Bedin è il parroco di S. Agostino, prete coraggioso, fondatore di un'associazione che aiuta poveri (italiani e no), tossicodipendenti, giovani, migranti con o senza carte. La foto di Federico è infilata nella cornice dello specchio nel suo ingresso della canonica. Conosce gli Aldrovandi e i loro amici, "gente normalissima - conferma - e il ragazzo aveva un buon carattere e non era un tossico".La città. "La città non ha reagito - continua don Bedin - non ha mostrato rabbia, né passione. Per i giovani è difficile trovare stimoli, sentirsi coinvolti in un progetto. Si vive una specie di attesa degli eventi, c'è chi viene a chiedermi informazioni ma sottovoce. La Bossi-Fini, che produce clandestinità, ha aumentato la tensione tra chi vive per strada. Lo hanno ammesso gli stessi carabinieri nel loro rapporto di fine d'anno". Il capo della mobile si vanta sulla stampa dell'aumento degli arresti ma "la città è sostanzialmente tranquilla - spiega Riccardo Venturi, uno dei legali della famiglia - ma l'ossessione sicuritaria viene follemente pompata, si scimmiotta Bologna con il terrore degli extracomunitari. Ma siamo una città dormitorio, senza fabbriche ma anche senza baraccopoli, una città che vive di se stessa". Una città che deve capire perché così tanta violenza e tante bugie contro il ragazzo che non aveva mai fatto male a nessuno. La famiglia, sua madre è impiegata al comune, suo padre è ispettore della polizia municipale, chiede solo di conoscere la verità e "che la sappiano tutti, senza fango su Federico". Rifondazione comunista, in città e in parlamento annuncia la presentazione di interrogazioni urgenti a firma della deputata Titti De Simone e della consigliera Irene Bregola. Sulle tv private il questore insiste: "L'intervento degli operatori è avvenuto al solo scopo di impedire al giovane di continuare a farsi del male". Missione fallita.
Note:
per maggiori informazioni:
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/
Vedi anche:
Federico Aldrovandi:
Lettera di Haidi Giuliani alla madre di Federico Aldrovandi

mercoledì 23 gennaio 2008

Caino: una strana storia



Caino e Abele. - Adamo conobbe poi Eva sua moglie: ella concepì e partorì Caino e disse: "ho acquistato un uomo dal Signore." Partorì poi Abele, fratello di lui. Abele fu pastore di greggi e Caino agricoltore. Passò un tempo e Caino fece al Signore un'offerta dei frutti della terra, e Abele pure offrì dei primogeniti dei suoi greggi e il loro grasso. Or il Signore gradì Abele e ciò che gli offriva; ma non riguardò a Caino e alla sua offerta. Caino allora si irritò grandemente e la sua faccia si sconvolse. Il Signore disse a Caino: "Perchè sei tu sdegnato, e perchè il tuo viso è contratto? Se tu fai bene, non potrai tenere alta la testa? Ma se tu fai male, il peccato non ti sta forse alla porta? Verso di te è la sua brama, ma tu devi domandarlo."

Caino disse poi ad Abele, suo fratello: "Andiamo fuori." E quando furono in campagna, Caino si scagliò contro Abele, suo fratello, e lo uccise. Il Signore domandò a Caino: "Dov'è Abele, tuo fratello?" Egli rispose: "Non lo so: sono forse io il custode di mio fratello?" Il Signore riprese: "Che hai fatto? La tua voce del sangue di tuo fratello grida dalla terra fino a me! Sii tu dunque maledetto e cacciato dalla terra, che ha aperto la bocca per ricevere dalla tua mano il sangue di tuo fratello. Quando tu vorrai coltivare il terreno, esso non ti darà più i suoi frutti: sarai errabondo e fugisco sulla terra." Caino disse al Signore: "La mia iniquità è troppo pesante da portare! Ecco, tu mi scacci ora da questo luogo e io sarò nascosto al tuo cospetto; sarò errabondo e fuggiasco sulla terra, e chiunque mi incontrerà mi ucciderà." Il Signore gli rispose: "Orbene, chiunque ucciderà Caino sarà punito sette volte tanto." Poi il Signore mise un segno su Caino, affinchè chiunque lo incontrasse, non lo uccidesse.

La Genesi 4,1-4,16

Bene... mi sembra che siano un po' di cose che non tornano... sapreste dirmi quali? magari saprete trovarne anche delle nuove sfuggite al sottoscritto...